Taranto, città declinante
Riporto un interessante articolo del sito Taranto Supporters, club di tifosi della squadra di calcio del Taranto, che prende spunto da un inascoltato appello del presidente del Taranto Luigi Blasi, per raccontare amaramente il declino che vive la città. Il sottoscritto è uno di quei 150 mila "fuggiti", che non ha mai interrotto i suoi legami di cuore con Taranto pur innamorandosi di Milano e Brescia. E fa male leggere (e vivere, nelle mie sortite in Puglia) di una realtà così degradata. Aggiungo: centinaia di milioni di euro come buco di bilancio lasciati da 6 anni di amministrazione comunale forzitaliota da poco commissariata, territorio abbandonato a se stesso, dissesto finanziario che il Commissario Prefettizio non si decide a dichiarare, preferendo aumentare esponenzialmente le tasse...
11 giugno: al triplice fischio finale che sancì il ritorno in C1 tutti attorno a Blasi a promettere sostegno e mari e monti.
19 luglio: tutta questa gente è sparita. E’ rimasta solo la Provincia: la giunta di Florido, infatti, si accollerà le spese del ritiro di Penne.
Benvenuto nella realtà, caro Presidente. O pensa che le statistiche del Sole 24 Ore siano carta straccia?
Taranto vive una spaventosa recessione economica. Chi può, scappa (150 mila in dieci anni, cifre da esodo). E chi parte è gente che ha studiato, intelligenze vive che fuggono dal territorio per avere un pò di dignità. Taranto è una città di pensionati, disoccupati e cassintegrati. Poi c’è la Marina e i call center. Il terziario non esiste. Sopravvive l’industria pesante. Come nel Burundi (con tutto il rispetto).
Abbiamo inquinamento, abusivismo e fame (ma non ditelo a Scotti sennò s’incazza e scrive al Corriere del Giorno). E un enorme ricatto occupazionale. Qualche promessa nel mentre campiamo tipo Seveso e non lo sappiamo. Con un livello di tumori altissimo e con rischio - nemmeno tanto celato - che le nostre cozze, tra mercurio e radioattività della Nato (perché abbiamo i sommergibili nucleari della Nato ma non diciamolo troppo in giro…) vanno sempre più depauperandosi.
Anche la birra di Taranto la fanno a Bari… e poi ci meravigliamo che negli ultimi 15 abbiamo intravisto la C1 solo grazie ad un signore di Jesi, emblema totale del calcio marcio.
L’imprenditoria tarantina ci ha portato solo dilettantismo. Perché tanto vale, nonostante l’impegno profuso. La classe politica? Espressione di una città piagnona e indifferente.
La realtà economica? Perché, c’è realtà economica? Date un’occhiata alle pubblicità dello stadio o quelle che passano in tivvù: chi compra oro, chi fa prestiti, indice di una realtà economica parassitaria. E meno male che c’è la provincia ad alzare un pò i livelli statistici nelle varie classifiche stilate altrimenti sarebbero davvero uccelli per diabetici.
Noi non abbiamo dimenticato quando facemmo il giro delle “autorità” per cercare una soluzione alla crisi del Taranto. L’Assindustria addirittura si affrettò a diramare un comunicato con il quale diceva di non aver preso nessun appuntamento con i tifosi e che non era disposta ad alcun confronto. Cioè, un manipolo di tifosi che incute timore negli industriali di Taranto….
E la Di Bello che pensava di ricominciare dall’Eccellenza…
Benvenuto nella realtà, caro Presidente. Tenga duro e stringa i denti e, se può, stringa sinergie con quelle intelligenze che ci sono e che darebbero volentieri una mano.
I tifosi tarantini sono ovunque e, chi più, chi meno, affermati in ogni campo. Faccia in modo che il Taranto diventi un laboratorio di idee, un crogiuolo di esperienze, un cuore pulsante. Scoprirà che non avrà bisogno d’altro e avrà reso ancora più orgogliosi tanti tifosi pronti a dare l’anima per un progetto costruttivo.
11 giugno: al triplice fischio finale che sancì il ritorno in C1 tutti attorno a Blasi a promettere sostegno e mari e monti.
19 luglio: tutta questa gente è sparita. E’ rimasta solo la Provincia: la giunta di Florido, infatti, si accollerà le spese del ritiro di Penne.
Benvenuto nella realtà, caro Presidente. O pensa che le statistiche del Sole 24 Ore siano carta straccia?
Taranto vive una spaventosa recessione economica. Chi può, scappa (150 mila in dieci anni, cifre da esodo). E chi parte è gente che ha studiato, intelligenze vive che fuggono dal territorio per avere un pò di dignità. Taranto è una città di pensionati, disoccupati e cassintegrati. Poi c’è la Marina e i call center. Il terziario non esiste. Sopravvive l’industria pesante. Come nel Burundi (con tutto il rispetto).
Abbiamo inquinamento, abusivismo e fame (ma non ditelo a Scotti sennò s’incazza e scrive al Corriere del Giorno). E un enorme ricatto occupazionale. Qualche promessa nel mentre campiamo tipo Seveso e non lo sappiamo. Con un livello di tumori altissimo e con rischio - nemmeno tanto celato - che le nostre cozze, tra mercurio e radioattività della Nato (perché abbiamo i sommergibili nucleari della Nato ma non diciamolo troppo in giro…) vanno sempre più depauperandosi.
Anche la birra di Taranto la fanno a Bari… e poi ci meravigliamo che negli ultimi 15 abbiamo intravisto la C1 solo grazie ad un signore di Jesi, emblema totale del calcio marcio.
L’imprenditoria tarantina ci ha portato solo dilettantismo. Perché tanto vale, nonostante l’impegno profuso. La classe politica? Espressione di una città piagnona e indifferente.
La realtà economica? Perché, c’è realtà economica? Date un’occhiata alle pubblicità dello stadio o quelle che passano in tivvù: chi compra oro, chi fa prestiti, indice di una realtà economica parassitaria. E meno male che c’è la provincia ad alzare un pò i livelli statistici nelle varie classifiche stilate altrimenti sarebbero davvero uccelli per diabetici.
Noi non abbiamo dimenticato quando facemmo il giro delle “autorità” per cercare una soluzione alla crisi del Taranto. L’Assindustria addirittura si affrettò a diramare un comunicato con il quale diceva di non aver preso nessun appuntamento con i tifosi e che non era disposta ad alcun confronto. Cioè, un manipolo di tifosi che incute timore negli industriali di Taranto….
E la Di Bello che pensava di ricominciare dall’Eccellenza…
Benvenuto nella realtà, caro Presidente. Tenga duro e stringa i denti e, se può, stringa sinergie con quelle intelligenze che ci sono e che darebbero volentieri una mano.
I tifosi tarantini sono ovunque e, chi più, chi meno, affermati in ogni campo. Faccia in modo che il Taranto diventi un laboratorio di idee, un crogiuolo di esperienze, un cuore pulsante. Scoprirà che non avrà bisogno d’altro e avrà reso ancora più orgogliosi tanti tifosi pronti a dare l’anima per un progetto costruttivo.

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