Perestroika

6.7.07

"Elenca i 5 incipit letterari preferiti"

Ricevo l'invito da La strada in salita e aderisco con gioia ma un po' di ritardo.

1 - "Il buio oltre la siepe" di Harper Lee - Jem, mio fratello, aveva quasi tredici anni all'epoca in cui si ruppe malamente il gomito sinistro. Quando guarì e gli passarono i timori di dover smettere di giocare a palla ovale, Jem non ci pensò quasi più. Il braccio sinistro gli era rimasto un po' più corto del destro; in piedi o camminando il dorso della sinistra faceva un angolo retto con il corpo, e il pollice stava parallelo alla coscia, ma a Jem non importava un bel nulla: gli bastava poter continuare a giocare, poter passare o prendere il pallone al volo.

2 - "Il Talismano" di Stephen King e Peter Straub - Il 15 settembre 1981, dove acqua e terra si congiungono, sostava un ragazzo di nome Jack Sawyer con le mani nelle tasche dei jeans. Contemplava un Atlantico infaticabile. Aveva dodici anni ed era alto per la sua età. La brezza marina gli spingeva all'indietro i capelli castani, forse un po' lunghi, sopra una bella fronte limpida.

3 - "Il piccolo Principe" di Antoine de Saint-Exupéry - Un tempo lontano, quando avevo sei anni, in un libro sulle foreste primordiali, intitolato "Storie vissute della natura", vidi un magnifico disegno. Rappresentava un serpente boa nell’atto di inghiottire un animale. Eccovi la copia del disegno. C’era scritto: "I boa ingoiano la loro preda tutta intera, senza masticarla. Dopo di che non riescono più a muoversi e dormono durante i sei mesi che la digestione richiede". Meditai a lungo sulle avventure della jungla. E a mia volta riuscii a tracciare il mio primo disegno. Il mio disegno numero uno.

4 - "Nessun luogo è lontano" di Richard Bach - Rae, cara! Grazie per avermi invitato per il tuo compleanno! La tua casa è distante mille miglia dalla mia, ed io sono uno che si mette in viaggio solo quando ne vale la pena. Ebbene, ne val proprio la pena, se si tratta di prender parte alla tua festa. Non vedo l'ora d'essere da te!

5 - "Che tu sia per me il coltello" di David Grossman - Myriam, tu non mi conosci e, quando ti scrivo, sembra anche a me di non conoscermi. A dire il vero ho cercato di non scrivere, sono già due giorni che ci provo, ma adesso mi sono arreso.

Rilancio l'invito a... Hakmat, Marco Taddia, Sheldon Pax, Spad e Uncino.

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2.7.07

Il bivio di Ruggeri ed il non-giornalismo

"Mamma mia, come siam messi male", così Marinella Venegoni su LaStampa.it conclude l'articolo in cui parla de "Il bivio", trasmissione tv di Enrico Ruggeri diventata libro. La frase indignata è rivolta all'universo discografico che discriminerebbe gli artisti meno commerciali. Mi spiace per Marinella, ma non riesco a prendere troppo sul serio le sue parole, le interpreto anzi come una "lisciatina" al suo amico artista, Ruggeri, dopo averlo accompagnato nella presentazione del suddetto libro. Una frase rivelatrice:

Sono andata nella libreria de La Stampa in via Roma a Torino a far compagnia a Enrico Ruggeri. che presentava il suo libro "Quante vite avrei voluto" (Rizzoli) dove racconta con bello stile 21 episodi e personaggi davvero incredibili, ma veri, del fortunato programma di Italia 1 che conduce da due anni. Il cantautor/scrittore è uno che ha sempre usato la cifra dell'understatement, nei dischi e nei libri e nella vita; questo suo programma ha avuto successo anche se non si urla, ci si tratta educatamente, e si bandiscono gli effetti speciali alla "Enrico è quiiiii".

Mi chiedo: ma la Marinella l'ha mai guardata una puntata de "Il bivio", almeno una? Marinella, fatti un giro di letture...
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